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BUONA LETTURA

“Mentre mi allontanavo ancora e ancora e la piccola casa diventava sempre più piccola, avevo disegnato una prima idea dell’immagine di Dio; con un mantello color salsa di pomodoro o marmellata di amarene”.

Dalla piccola casa in Romania, al Brasile, dove Dio diventa bianco come l’aereo che la porta volando nelle nuvole, alla Spagna dove Dio porta un mantello verde come le colline, alla Francia, poi verso Milano, lungo il mare blu che dà il colore al mantello e al cappello del Dio affacciato sulla piccola famiglia di Rebecca nel suo infinito peregrinare multicolore.

L’arcobaleno di Rebecca – questo il titolo del libro - è il Taccuino di viaggio di una ragazza rom che racconta - in brevi pagine a cui segue un lungo diario colorato - i primi 16 anni di Rebecca Covaciu, ragazza rom rumena. Soprattutto conosciamo la sua ansia di studiare, per cui a Milano entra in una scuola e chiede di essere accettata; alla segretaria, che le dice che non si può andare alle medie senza saper leggere e scrivere, “legge”, recitandola a memoria, la motivazione del premio che ha ricevuto per i suoi disegni e così inizia un percorso scolastico che la porterà fino al diploma. E poi, anzi soprattutto, la sua gioia di colorare il mondo. Un mondo che lei ha visto con gli occhi dei tanti bambini che in città come Milano, arrivati da molte parti del mondo, hanno dormito su un prato, sotto un ponte, in una fabbrica abbandonata, nella carrozza di un treno, in una baracca, perennemente inseguiti dalla violenza di poliziotti e ruspe. Ma di questa violenza rimane una traccia quasi leggera in questo breve diario che Rebecca dipinge con la sua passione per i colori.

Noi abbiamo conosciuto Rebecca quando vendeva i suoi disegni sui Navigli, dopo gli sgomberi di piazza Tirana e quando infine ha frequentato il liceo artistico, dove si è diplomata. Ora studia canto e continua a dipingere.

Leggendo il suo racconto è difficile non ricordare il periodo di quella Milano dove “la gente mi sembrava perplessa, in equilibrio tra il bene e il male”, dice Rebecca, ma dove il male ha prevalso a lungo facendo della caccia al rom lo sport preferito delle amministrazioni, indifferenti agli occhi sorridenti dei bambini che giocavano nella polvere.

Rebecca parlando di sé ci parla di quei bambini e della speranza che la conclusione felice del suo viaggio non serva da consolazione per un singolo esito positivo, ma che tutti i bambini vedano realizzati i sogni che fanno nella polvere dei campi.

(Paolo Cagna Ninchi)

L’arcobaleno di Rebecca – Taccuino di viaggio di una ragazza rom.

Edizioni UR, pagg. 167.

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