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Buona Lettura

Farfalle dello Yemes

son le mie gioie:

vengono, vengono

e in nessun luogo si posano.

Io ho le mie gioie,

non vanno lontano!

Io non rido di gioia,

di dolore io rido.

Farfalle dello Yemes

son le mie gioie;

sul mio gagio insanguinato

si poseranno domani.

E nel mio cuore in vermi

si trasformeranno,

e mai finché vivo

si staccheranno da me.

Questa dolente lirica coglie i tratti essenziali della vita avventurosa e passionale di Gina Ranjicič, bellissima romni serba, vissuta tra il 1830 e il 1891. Educata a Costantinopoli nella casa di un commerciante armeno che l’affidò a un istitutore tedesco, presto la sua vita entrò in un vortice di passione e dolore. Prima il lungo, contrastato amore per un albanese dalla vita turbolenta, la morte del commerciante armeno, ucciso in una rapina, il rapporto difficile con la sua famiglia rom, l’incontro con un commerciante ebreo - conosciuto in Sicilia mentre cercava disperatamente il suo albanese - e la serena convivenza con quest’uomo ricco e cultore della letteratura romantica tedesca, la sua morte, la dilapidazione dell’eredità nel gran mondo di Parigi e la mesta fine ritornata povera in grembo alla sua famiglia d’origine.

Non avremmo conosciuto le liriche appassionate della prima poetessa rom se l’etnofilologo Heinrich von Wlislocki, non l’avesse incontrata poco prima della sua morte e non ne avesse raccontato la vicenda. Wlislocki (1856-1907) per alcuni mesi del 1883 e del 1886 condivise la vita di comunità di rom transilvani, formando sul campo la sua profonda conoscenza del popolo romanì a cui dedicò la sua ampia produzione scientifico-letteraria, dando un fondamentale contributo alla conoscenza del complesso delle manifestazioni della vita materiale, sociale e spirituale, cioè della cultura del popolo romanì. Significativo della sua opera è l’aver raccolto testi nella lingua originale, mettendo a disposizione i primi documenti letterari in romanès di un popolo di tradizione esclusivamente orale.

Di questi testi Una poetessa zingara è la breve biografia di Gina Ranjicič, tratta dal volume Aus dem inneren Leben der Zigeuner - Ethnologische Mitteilungen (Dalla vita intima degli Zingari – Comunicazioni etnologiche), raccolta etnologica sul popolo rom, pubblicata nel 1892.

Prima testimonianza di un’opera individuale in una cultura di tradizione orale e collettiva, l’insieme di questi testi sono anche la prima opera di una donna e poetessa rom e di una donna rom istruita. Gina Ranjicič conosceva, oltre al romanès, l’armeno e il turco imparati nelle scuole di Costantinopoli, l’albanese e il tedesco. Essere donna istruita era allora inammissibile nella cultura romanì, come ci racconta la vicenda di un’altra grande poetessa rom, Papusza (Bronisława Wajs, 1908-1987), che da bambina apprese a leggere e a scrivere in segreto.

Rajko Djuric, massimo esponente e studioso della cultura romanì contemporanea, nella sua Die Literatur der Roma und Sinti (La letteratura di Rom e Sinti, Berlino 2002), la considera la fondatrice della letteratura romanì dei Balcani e dice di lei: «L’utilizzo della propria lingua e il riconoscimento della propria identità si affermò soltanto a partire dal diciannovesimo secolo. E precisamente con Gina Ranjicič. Questa romni serba fu la prima autrice che riconobbe apertamente la propria appartenenza».

I 20 testi disponibili grazie all’opera di Wlislocki costituiscono un documento del tutto straordinario. Prima opera poetica in lingua romanès deve alla straordinaria esperienza di vita di Gina una lingua particolare che mescola il romanès dei rom serbi, ai quali Gina appartiene, al romanès dei rom turchi con altri elementi tra cui l’inserimento di parole di origine tedesca, una lingua che incanta con il suo stile musicale che restituire il ritmo e l’armonia di un linguaggio e di una forma espressiva particolari.

(di Paolo Cagna Ninchi)

Heinrich von Wlislocki

Una poetessa zingara

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