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  • Paolo Cagna Ninchi

Buona Lettura

Questa volta propongo non un libro ma fiabe e favole, fiabe e favole speciali perché sono tra le prime testimoniaze di letteratura in lingua originale. Nell’800, filologi e antropologi che iniziarono a interessarsi al mondo romanì “raccogliendo” le prime testimonianze letterarie – canzoni, proverbi, favole e fiabe - traducevano dal romanès nella propria lingua (tedesco, inglese e francese per lo più). Solo pochi ci hanno consegnato la testimonianza originale di una lingua giunta fino ad allora solo per tradizione orale e tra questi, per primo, Anton Jaroslaw Puchmayer che nel 1819 le ha inserite nella sua, e prima, grammatica della lingua del popolo romanì pubblicata nel 1821*.

La breve fiaba di oggi è stata raccolta da Puchmayer durante il suo incontro con i Rom boemi, è tradotta letteralmente, quindi non rielaborata formalmente, e si intitola


Pchúro th’ o Rákle.

Štarvarbišeberšengéro pchúro tchovelas e lithi. Trin čáve odova dykle. “Našadal godi – pchenen – te kérel kér, to xalas; uva te tchovel lithi? So tuke, pchureja, odolestar xara? Jeke préha sal terdo andro hrobos. Ko xanel, ko odolatar thilava chala? Amenge inke odova irinelas, andre amáre terne berša”. “Čavore mre – pchenel pchúro – to xamen čúlo. Zeribe avoka lačes tumen har man šaj te chudel. Ko talinela kas sikeder lela? Kiodova: ko adaj bešela parikerela mange vaš o thilava the o tina. Kana mange leperav, to hi mange rodosta. Ko xanel, te na čingerava thilava, talan inke pal tumende?”. Čáve pes asenas, una pchuro talind’as. Jek tendar kamindos te barval’oj, gel’as pro mořos, the taslil’as. Aver, kaj pest e oslavinel, dyňas pes pro kuriben, the kul’atar andro moriben mul’as. Trito, kana andro veš delas pre pchuv o kašt, pel’as pre leske o kašt, the našadas les. The pchuro? Ehi xido. Kana pes odolestar xanl’as, leperdas pre lengro asaviben, the pre preskri lithi havi tchod’ahas


Il vecchio e i ragazzi.

Un vecchio di ottant’anni stava piantando un albero. Tre ragazzi lo videro. “Hai perso il senno – gli dicono -, costruire una casa questo va bene, ma piantare un albero? Che cosa te ne verrà, vecchio? Con un piede sei già dentro la tomba. Chi sa, chi mangerà la frutta? A noi starebbe bene, nei nostri giovani anni“. “Ragazzi miei – dice il vecchio – sapete ben poco. La morte può raggiungere tanto voi quanto me. Chi può prevedere chi prenderà prima? E poi: chi si siederà qui mi ringrazierà per la frutta e per l’ombra. Quando penso a questo, io provo gioia. Chi sa se io raccoglierò la frutta, forse ancora dopo di voi?”.

I ragazzi risero, ma il vecchio aveva indovinato. Uno di loro, volendo diventare ricco, andò per mare e affogò. Un altro, per diventare famoso, andò in guerra e nella battaglia morì colpito da una pallottola. Il terzo, mentre per terra tagliava la legna, un legno lo colpì uccidendolo.

E il vecchio? Sta bene. Quando se ne andò da loro, ricordò le loro risate e il suo albero che aveva piantato.

(Paolo Cagna Ninchi)




*Anton Jaroslaw Puchmayer Romani Chib, cioè grammatica e vocabolario della lingua zingara aggiunte alcune favole nella stessa, edizioni UPRE ROMA, Milano 2020.

ISBN 978-88-908573-6-2.




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