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  • Movimento Kethane

Fa' girare la giostra

Davanti a Montecitorio due giocolieri vestiti da clown, lanciano birilli in aria sulle note della canzone “Il cerchio della vita” di Re Leone: è una giostra che va, questa vita che gira insieme con noi e non si ferma mai. Tutt’intorno in cerchi concentrici girano uomini e donne con le mascherine con il logo di Kethane per lo spettacolo viaggiante e i cartelloni “Lo spettacolo deve continuare”.

Sono “giostrai”, imbarazzati, per tutti è la prima volta, non hanno mai manifestato. Un’attivista di Kethane cerca di animare la manifestazione, urla: Gira la giostra!? E loro timidamente rispondono: Gira l’economia! Sulla sbarra di ferro è appeso uno striscione di 3 metri con l’elenco di 5000 persone che hanno sottoscritto la petizione del Movimento Kethane con la piattaforma di 12 punti richiesti per la riforma e per il rilancio della categoria dello spettacolo viaggiante.

Aspettiamo gli onorevoli Emanuele Fiano e Flavia Nardelli che si sono impegnati a seguire la questione in Parlamento. “Perché non ci sono i giornalisti?”. Vogliono essere ascoltati, visti e compresi. Tanti di questi lavoratori sono entrati in contatto con il Movimento Kethane durante il lock down, molti in ricerca di aiuto per ottenere i pacchi alimentari. Con grande imbarazzo spiegavano che non lavoravano dall’Ottobre del 2019 e che a Marzo, quando la stagione di lavoro doveva iniziare, è iniziato il periodo di emergenza. Non hanno mai avuto prima bisogno di chiedere i pacchi, non si sono rivolti mai prima ai servizi sociali, non sapevano a chi rivolgersi e dove andare a chiedere aiuto.

Ci hanno raccontato quali sono le spese che dovevano sostenere durante il periodo di inattività. Vivono nelle carovane e anche durante la pausa invernale devono pagare il suolo pubblico o privato per il parcheggio; l’elettricità che usano per vivere la pagano a prezzo industriale, come per le giostre quando sono attive. Le assicurazioni per le attrazioni sono annuali, non possono essere sospese durante il periodo di inattività, e le scadenze annuali per la maggioranza cadono proprio a Febbraio e Marzo. Se non rinnovano l’assicurazione, scendono di categoria e poi per rifarla ci vuole il doppio o il triplo a seconda della compagnia assicurativa. Per non parlare del fatto che molte di queste attrazioni e giostre sono molto costose, la maggioranza è ricorsa a finanziamenti per comprarle, e le rate dei finanziamenti non sono state sospese.

Con l’aiuto della società di ricerca SWG abbiamo fatto una stima di spese sostenute da queste famiglie durante quattro mesi di lockdown: variano da 3600 euro per le piccole imprese con un’attrazione, a 9200 euro per quelle medie fino a 4 attrazioni, per finire con i costi per i proprietari di luna park fissi che arrivano a 26000 euro. Questo sicuramente è uno dei motivi per il quale molti piccoli e medi proprietari delle giostre, che sono fiscalmente partite iva autonome, ma di fatto sono imprese familiari, fanno fatica a mettersi in regola con l’INPS. “O decido di pagare i contributi, o mangio io e la mia famiglia”, dice Maurizio, un giostraio di Roma. “Noi paghiamo le tasse, l’IVA, il suolo pubblico e il plateatico, assicurazioni di giostre e mezzi pesanti, assicurazioni incendio, l’elettricità, marche da bollo e imposte indirette per ogni autorizzazione, collaudi delle attrazioni e revisioni dei mezzi. Lo Stato ci tratta come se fossimo commercianti, dobbiamo pagare l’INPS come se lavorassimo tutto l’anno, ma noi lavoriamo, se va bene 6 mesi all’anno, perché anche se è estate e tu hai pagato tutto e hai montato la giostra, se piove, non lavori!”.

Ma perché nessuno si occupa di circa 50 mila persone che vivono di questo lavoro in Italia? Eppure la legge 337 del ’68 riconosce la funzione sociale di questa categoria. “Perché siamo disorganizzati, le nostre associazioni non fanno nulla per noi!” dice sempre Maurizio. E pure ci sono ben 8 associazioni di categoria, alcune legate ai grandi sindacati come la CGIL, CISL, AGIS, CONFesercenti, che non si sono molto distinti nella difesa della categoria in questo periodo. Gianluca Colonati, presidente dell’UNAV (Unione Nazionale Attrazionisti Viaggianti) dice: “Il mio sogno è unire le associazioni di categoria. Se perdiamo associati e le persone si rivolgono ‘altrove’, è un nostro problema, vuol dire che non sappiamo parlare con loro e rappresentare i loro interessi”.

A differenza della maggioranza di chi fa questo lavoro perché è una tradizione di famiglie, un lavoro che si trasmette da quattro, cinque generazioni, Gianluca, non è stato sempre giostraio. Prima era carabiniere. Poi si è innamorato di una giostraia, ha abbandonato l’Arma, si è comprato una giostra con sua moglie e ha iniziato la nuova vita itinerante, soprattutto in Lombardia. Dice che il bello di questo lavoro è il contatto gioioso con le persone, i rapporti umani e il senso della libertà. Il brutto invece è che il diritto al lavoro viene negato continuamente. Anche se la legge 337 prevede che ogni Comune debba attrezzare un’area per lo spettacolo viaggiante, e i fondi FUS addirittura incoraggino i sindaci mettendo a disposizione il rimborso delle spese necessarie, comunque non prevede sanzioni per chi non lo fa. E allora il loro lavoro e la loro vita dipende da ogni singolo sindaco.

Gianluca mi racconta l’episodio di qualche anno fa nel Comune di Peschiera sul Garda. Gli è capitato di avere un posto durante la Festa dell’Unità, gli è piaciuto. Ha fatto una domanda al Comune per organizzare un parco, ha parlato con un consigliere che era entusiasta, tutta la trafila burocratica, 1500 euro di plateatico, gli è stato persino richiesto un rendering da 1000 euro. Una volta arrivati i permessi hanno iniziato a montare il parco con grande entusiasmo degli abitanti. Racconta che persino i calciatori della squadra locale arrivavano per chiedere quando avrebbe aperto. Durante l’ultimo viaggio dei camion Gianluca viene chiamato dai colleghi che gli dicono che sono arrivati i vigili con un’ordinanza di sgombero. La sindaca ha cambiato idea. Alla fine, dopo tanti tira e molla, i giostrai dovevano andarsene via. Non hanno chiamato l’avvocato, come sempre in queste situazioni, perché non bisogna inimicarsi il sindaco, perché forse la prossima volta il posto te lo concede. “Se ora si va per avvocati, si ottiene la piazza per un mese, ma poi, finché c’è questa sindaca, non si può più tornare. È meglio andarsene”. Dice che la sindaca gli aveva promesso la piazza l’anno successivo ma non ha poi mantenuto la promessa e che non sono riusciti a recuperare nemmeno i soldi del suolo pubblico pagato.

Gianluca dice: “Il nostro mondo è multietnico, tra di noi ci sono ‘gage’ o ‘dritti’ (non rom e sinti) come me, caminanti, sinti e anche alcuni rom, ma indipendentemente dall’appartenenza etnica veniamo trattati troppo spesso come ‘zingari’. Il luogo comune che aumentano i furti quando arrivano le giostre sono la nostra croce. Tante volte ho parlato con polizia e carabinieri per le questioni di piazze, parcheggi e sicurezza, mi hanno sempre confermato che questo non corrisponde alla verità. Addirittura, una volta mi è successo con il mio amico e collega di bere una birra con alcuni ragazzi del posto dove avevamo montato le giostre. Questi ragazzi li conosciamo da quando erano bambini, sono cresciuti sulle nostre giostre. Dopo qualche birra ci hanno detto che volevano confessarci, ora che si sono messi a posto e non fanno più queste cose, che aspettavano il luglio e le giostre per andare a rubare negli appartamenti così erano sicuri che nessuno pensava a indossare la colpa a loro.”

Allora, il problema è antico, e il COVID 19 l’ha soltanto portato alla esasperazione. Ora le attività piano piano riprendono, ma non per lo spettacolo viaggiante. Nonostante ci sia un protocollo a livello nazionale, e anche regionale, la responsabilità della riapertura dei luna park, delle fiere e delle sagre è dei sindaci che ovunque, senza nessuna spiegazione e valutazione delle misure di sicurezza sanitaria proposte, decidono di non permettere la riapertura e cancellano già ora fiere e sagre previste per Settembre e Ottobre.

Questo atteggiamento, secondo le nostre stime mette in condizioni di fallimento circa 70% del settore dello spettacolo viaggiante e crea un problema sociale di sopravvivenza pura per circa 35000 persone. E’ incomprensibile visto che ovunque, in ogni città grande e piccola, i parchi e i giardini sono pieni di bambini che giocano su altalene scivoli e altri giochi senza nessuna supervisione e controllo, senza che nessuno li sterilizzi e senza mascherine, cosa che in un luna park non potrebbe accadere. “E’ nel nostro interesse proteggere i nostri clienti, ma anche noi stessi e le nostre famiglie” dice Simone Trebino, proprietario del più grande Luna Park fisso italiano, il famoso luna park dell’Idroscalo di Milano. Lui e le 50 famiglie che fanno parte del parco aspettano la fine della zona rossa per poter riaprire; “Siamo consapevoli del servizio e della funzione sociale che il nostro parco può offrire al territorio in questo momento di grande crisi anche sociale, quando tante famiglie non potranno permettersi una vacanza, rimarranno in città con bambini e ragazzi, che potranno trovare anche da noi un po’ di divertimento e di felicità dopo un periodo psicologicamente difficilissimo per tutti. Per questo ci prepariamo a fare diverse offerte, abbassare i prezzi, e siamo orgogliosi di poterlo fare. Vogliamo anche organizzare una giornata gratuita per gli operatori sanitari, medici e infermieri e per le loro famiglie come segno di gratitudine per quello che hanno fatto per tutti noi. Nel nostro piccolo, cerchiamo di contribuire alla ripresa non solo economica del Paese ma anche a quella psicologica. Questo è il nostro lavoro”.

(Dijana Pavlovic)



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