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Il Piccolo Acrobata

«Lì per lì mi mancava una chiave del 13. Due anni dopo sono tornato a Petit-Couronne con l’attrezzatura necessaria e con un amico ho dato al cartello ciò che si meritava. Avrei potuto gettarlo in un fosso, ma ho preferito piazzarlo all’ingresso del mio terreno, a Saint-Germain-lès-Arpajon. Fronteggia la collina su cui sorgeva il campo di internamento di Linas-Montlhéry. Adesso accoglie i visitatori che, sbalorditi, se lo trovano davanti ritto in primo piano di fronte alla fila della mia piccola baracca, della mia roulotte e di quelle dei miei figli. Come uno sberleffo al destino»

Così Raymond Gurême conclude il racconto della sua vita. Oggi a 95 anni vive con tutta la sua tribù di circa 200 tra figli, nipoti e pronipoti, proprio là dove nell’Ottobre del 1940 la polizia francese aveva portato lui e tutta la sua famiglia applicando la disposizione dei nazisti che avevano occupato la Francia e dove campeggiava quel cartello “vietato ai nomadi”.

Il 4 Ottobre del 1940 Raymond e la sua famiglia devono lasciare tutto, la cavalla, il pony, la capra, la scimmia e soprattutto i carrozzoni, il tendone, le gradinate, le attrezzature cinematografiche. Da un giorno all’altro la famiglia di Raymond che aveva portato il cinema in giro per tutta la Francia e anche in Belgio e in Svizzera, commerciato in cavalli vivendo in carrozzoni con l’acqua calda, perde tutto.

Inizia così il pellegrinaggio di Raymond da un riformatorio, a un campo di internamento, ma né il riformatorio né i tanti campi di internamento riusciranno a impedirgli di fuggire. In 4 anni evade per nove volte fino a entrare nel 1944 nella Resistenza. Alla fine della guerra accetterà di entrare nell’esercito ma anche da lì evaderà insofferente soprattutto per il trattamento riservato ai “nomadi” nel dopoguerra.

Nel 1950 parte alla ricerca della famiglia che ritrova in Belgio miracolosamente viva e il cerchio del racconto si chiude con il ritorno proprio a Linas-Montlhéry.

Questa storia, raccontata da Raymond in prima persona, si snoda con stile scorrevole durante gli anni dell’orrore della guerra e della persecuzione documentando la vicenda dei Manouches di Francia.

Ma questa è soprattutto la storia di uno spirito indomito, di “un militante della libertà”, come lui stesso si definisce, che non si arrende mai e alla fine pianta davanti alla sua roulotte, su quel terreno riconquistato ai suoi persecutori, il simbolo dell’esclusione rovesciandone il senso.

(Paolo Cagna Ninchi)

Nella foto: Raymond Gurême all’ingresso del suo terreno a Saint-Germain-lès-Arpajon.

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