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  • Movimento Kethane

La pandemia per chi è senza acqua e cibo.

Una ricerca di Consuelo Abdel Hafiz Rossi

Un anno di emergenza sanitaria mondiale: il Covid-19 si è diffuso rapidamente in tutti i continenti, cambiando per sempre la vita delle persone.

Il virus ha raggiunto indistintamente ogni ceto sociale e i contagi e le morti hanno colpito anche la comunità rom e sinta. In un panorama mondiale pandemico, si sa, a farne le spese sono sempre i più poveri, i più vulnerabili. Mi riferisco a tutte quelle persone che proprio dal punto di vista sanitario vivono in condizioni precarie esposte a rischi maggiori.

Pensiamo a quei campi dove le persone vivono senza acqua e senza cibo, tagliati fuori da ogni tipo di assistenza sanitaria, a causa delle carenze strutturali del nostro Sistema sanitario nazionale; dove spesso i programmi di aiuto, il soccorso d’emergenza e di assistenza sociale neanche raggiungono le comunità. Dove si è tagliati fuori a prescindere già in tempi ”normali” e dove si è moltiplicato il rischio per generazioni di rom e sinti di abbandonare la scuola .

Nel silenzio del governo e delle istituzioni riguardo a questo contesto, l’istituto SWG ha svolto per conto del Movimento Kethane una ricerca sul rapporto tra comunità rom e sinte e pandemia. I risultati segnalano una forte preoccupazione legata anche allo scarso accesso all’informazione, una grande preoccupazione di contrarre il Covid (solo il 20% non crede di poter essere contagiato).

Prevale un senso di paura e sfiducia nelle istituzioni, di abbandono totale e di insicurezza, dovuto al non sentirsi tutelati da nessun punto di vista. Purtuttavia prevale nettamente il rispetto delle regole raccomandate dal Ministero della Salute e dagli altri enti: l’88% degli intervistati ha confermato l’importanza di mantenere la distanza di sicurezza dalle altre persone e l’86% ha confermato l’importanza dell’uso delle mascherine.

Infine il 77% vive con preoccupazione e senza serenità le feste natalizie (la ricerca è stata condotto nel mese di Dicembre 2020 e di Gennaio 2021).

Anche se generalmente le comunità si sono chiuse in se stesse per difendersi, il virus non ha risparmiato nessuno quando tocca a rom e sinti scattano i soliti vecchi meccanismi del pregiudizio. È di pochi giorni fa la notizia di un focolaio nel campo rom di Castel Romano a Roma. Notizia, subito amplificata e falsata (i 59 contagiati erano 11!), servita a sollevare una ulteriore polemica sullo sgombero dei campi rom, ad additare i positivi come untori colpevoli e pericolosi per il resto della cittadinanza.

Questo dimostra come il coronavirus abbia acuito determinate situazioni che la politica e le istituzioni non vogliono affrontare. L’educazione, la pacifica convivenza tra i diversi gruppi sociali e la solidarietà tra questi, nascono dalle politiche pubbliche, dalle politiche sociali e dall’azione pubblica. E’ necessaria la partecipazione politica e sociale delle persone che vivono direttamente determinate situazioni, sono fondamentali delle attività forti e mirate, che possano sdradicare l’immagine antica e negativa di Rom e Sinti che si è creata nel corso degli anni, che ha origine proprio dall’atteggiamento e dal silenzio delle istituzioni e che inevitabilmente si ripercuote nella società.

Il Covid ha aumentato ancora di più le diseguaglianze economiche, sociali, sanitarie ed etniche già preesistenti tra i diversi gruppi sociali. L’aumento delle diseguaglianze dipende sempre dalle scelte politiche di un governo. Il governo dovrebbe trasformare la crisi scaturita dal Covid-19 in una possibilità per promuovere sistemi economici e sociali più inclusivi, alla portata di tutti .

Il governo ha già individuato le categorie di persone prioritarie da sottoporre al vaccino, tra queste sarebbe opportuno includere tutte quelle persone che vivono in condizioni igienico-sanitarie precarie, private di accesso all’acqua, impossibilitate a condurre un vita dignitosa.

Per questo è necessario includere tutte le comunità rom e sinte che vivono ancora oggi in condizioni indegne, parliamo della minoranza più discriminata, che durante questa emergenza ha vissuto ancora di più le difficoltà quotidiane, in condizioni di estrema marginalità.

Il silenzio da parte delle istituzioni e le politiche pubbliche hanno amplificato una situazione già critica, costringendo rom e sinti a quel sistema di diseguaglianze sociali, sanitarie, abitative, scolastiche, lavorative che continua a rafforzare i pregiudizi nei loro confronti.

La discriminazione istituzionale è così plateale, che i Rom e i Sinti ancora oggi non godono di alcun riconoscimento.



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