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La scolarizzazione difficile: una ricerca SWG

Il movimento Kethane ha avviato con gli interventi di Alberto Melis (Newsletter n. 6) e di Roberto Bortone (Newsletter n.7) una riflessione sul tema cruciale del rapporto tra comunità rom e sinta e la scuola come luogo di conoscenza, inclusione e costruzione di futuro. Di fronte a un quadro incerto e contraddittorio e alla mancanza di analisi recenti porta il contributo di una ricerca quantitativa e qualitativa realizzata dall’istituto SWG.

La ricerca

E’ di grande rilievo svolgere una ricerca sul campo, coinvolgendo i diretti interessati – genitori di bambini e ragazzi che frequentano la scuola - su un tema cardine come quello dell’istruzione. C’è anche da considerare che questo studio avviene in presenza delle conseguenze della pandemia di Covid-19 che rende difficile per tutti il rapporto con l’istituzione scolastica; e questa condizione non facilita i Rom e i Sinti nel loro rapporto con la scuola.

L’indagine quantitativa è stata condotta su un campione di 107 famiglie Rom e Sinti con figli in età scolare (scuola dell’obbligo); gli intervistati sono stati distribuiti tra Nord, Centro e Sud; rappresentano, in termini generali, tutte le componenti della comunità di Rom e Sinti (mestieri diversi, varie modalità abitative).

L’indagine qualitativa è stata condotta con la partecipazione di tre insegnanti e un professore universitario di pedagogia. Sono stati realizzati anche incontri conoscitivi con 62 nuclei familiari.

1. Le famiglie e l’atteggiamento verso la scuola

L’indagine mette a fuoco le valutazioni che le famiglie esprimono nel confrontarsi con il tema di fondo della relazione e dell’approccio con l’istituzione scolastica. Si osserva che i 2/3 dei genitori ritengono che la scuola sia utile per aprire delle prospettive lavorative e sociali ai figli. Emerge un’ ampia comprensione dell’importanza di questo strumento per i loro figli; composto da un affidamento e un’attesa.

Ancora, nel confrontarsi con la scuola poco più di 1/3 dei genitori ritiene che questa tenda all’assimilazione delle persone cancellando la cultura di Rom e Sinti. Ma oltre la metà non aderisce a questa posizione e non crede che questo avvenga.

Si fa viva, però, una preoccupazione di fondo, che viene manifestata da oltre il 50% delle famiglie: la scuola non conosce la cultura e il mondo di Rom e Sinti. Una consistente minoranza – il 39% - ritiene invece che si raggiunga la sufficienza nella comprensione.

Un ulteriore elemento di valutazione della scuola da parte dei genitori è dato dalla capacità di questa di confrontarsi con le famiglie Rom e Sinti. I 2/3 degli intervistati ritengono che questa istituzione faccia fatica a farlo; in parte ci prova ma non ci riesce. Da questo dato emerge un punto chiave: viene segnalata troppa distanza dalle famiglie e questo rischia di compromettere la base di un rapporto da rendere valido per le due parti.

Infine le famiglie segnalano una serie di valutazioni che i figli danno della scuola. E’ un’indicazione indiretta ma rivela gli stati d’animo che percorrono genitori e figli.

ü Al 64% dei figli piace andare a scuola

ü Il 54% ne riconosce l’utilità

ü Il 32% si sente accettato

ü Il 29% si sente valorizzato

ü Il 56% pensa di continuare a frequentarla nei prossimi anni

E’ immediata la rappresentazione dicotomica: la maggioranza di bambini e ragazzi si sceglie la scuola ma una minoranza si sente accettata e valorizzata. Poco più di metà pensa a un proprio futuro scolastico.

Questa distribuzione delle risposte mette in luce il compito che la scuola deve assolvere se vuole adempiere al suo ruolo istituzionale e di agenzia educativa.

2. Problemi pratici da affrontare da parte delle famiglie

L’indagine mette a fuoco le valutazioni che le famiglie esprimono nel confrontarsi con il tema di fondo della relazione e dell’approccio con l’istituzione scolastica. Si osserva che i 2/3 dei genitori ritengono che la scuola sia utile per aprire delle prospettive lavorative e sociali ai figli. Emerge un’ ampia comprensione dell’importanza di questo strumento per i loro figli; composto da un affidamento e un’attesa.

La seconda parte dell’indagine ha verificato alcuni aspetti che le famiglie devono affrontare nel loro approccio con la scuola.

ü In primo luogo vi è la necessità di procurarsi la documentazione per l’iscrizione alla scuola. Si osserva che oltre i 2/3 delle famiglie non segnalano delle particolari difficoltà nell’espletare questo compito. Non è piccola, però, la parte che, invece, presenta delle difficoltà a farlo.

ü Gli spostamenti sono un altro problema che si manifesta. Oltre metà dei nuclei familiari si è mossa negli ultimi anni; ma solo 1 su 10 con frequenza. Certamente questa situazione ha un impatto sul rapporto con la scuola.

ü Vi sono, poi, gli aspetti economici; la scuola comporta dei costi a carico delle famiglie. Il 40% dei genitori segnala dei grossi problemi a far fronte a queste esigenze.

ü Infine emerge la difficoltà del recarsi a scuola. In particolare , circa la metà indica nei costi e negli orari la natura del problema. Per 4 su 10 invece la questione non si pone.

3. I ragazzi e la scuola

Ai genitori viene chiesto di descrivere una serie di aspetti che caratterizzano l’esperienza che i figli hanno nel frequentare la scuola.

La prima osservazione, in realtà, riguarda anche loro: l’avvertire il pregiudizio. La risposta è l’esistenza di questo atteggiamento in una misura complessivamente consistente. Tra il 30% e il 40% dei dirigenti scolastici, degli insegnanti e degli altri genitori, mostrano molti pregiudizi; gli alunni un po’ meno.

Sono poco più di 1/4 i ragazzi che segnalano ai genitori di aver avuto delle difficoltà di relazione con i compagni di scuola. Nel rapporto diretto – tra gli alunni - si conferma la minor incidenza di problemi.

Infine, solo una parte dei genitori è in grado di aiutare i figli nel rapporto con la scuola. Sono 4 su 10 quelli che lo riescono a fare. Un’area vasta, pertanto, segnala, direttamente o indirettamente, una difficoltà nello svolgere un ruolo attivo nella frequenza scolastica dei figli.

4. La scuola e il Covid-19

La scuola, durante il periodo di chiusura, non ha mai contatto 4 alunni su 10 e meno della metà con una certa frequenza. Il dato rivela un serio problema non solo di funzionamento in generale.

Quelli che sono stati contattati hanno partecipato alla didattica a distanza attraverso i compiti (43%) e le videoconferenze (48%) e qualche telefonata. I maggiori ostacoli alla didattica a distanza sono stati: la mancanza di connessione e di stampante.

Questi dati confermano che la scuola deve porsi l’obiettivo di verificare le condizioni per garantire lo svolgimento del suo servizio.

L’insieme di quanto è emerso, sia in generale che in relazione al periodo di chiusura della scuola per il Covid-19, mette in condizione di riprendere adeguatamente la frequenza a scuola 5 ragazzi su 10.

E’ un segnale molto critico; l’altra metà degli alunni segnala delle difficoltà, anche gravi, a riprendere la scuola, tra questi un 8% teme di non riuscire a rientrare.

Note di sintesi

Il rapporto con la scuola è articolato; c’è una maggioranza che vede la necessità di questa istituzione, la sceglie. Una parte coglie, però, nell’approccio dei rischi di assimilazione, di non riconoscimento della propria cultura. Appare anche la fatica nella relazione tra le famiglie e la scuola. Complessivamente prevale l’approccio positivo ma emergono nettamente le difficoltà della situazione e la larga presenza di pregiudizi.

I ragazzi, in larga maggioranza, sono propensi alla frequenza scolastica ma sentono una loro scarsa accettazione e valorizzazione e qualche difficoltà di relazione. Questo apre una prospettiva di limitata propensione alla continuazione degli studi. Vengono segnalate molte difficoltà pratiche da parte delle famiglie, anche nel seguire i figli

Il Covid-19 ha messo in luce una carenza di iniziativa delle scuole e dei poteri locali. Non di tutti, però; nel corso della chiusura sono emersi chiaramente l’approccio positivo di alcune realtà e negativo di altre

L’insieme delle osservazioni segnala che le istituzioni pubbliche – scolastiche e amministrative – sono, in larga parte dei casi, carenti nel garantire il diritto allo studio, i sostegni sociali e la pari dignità delle persone e delle culture.

( Maurizio pessato )


La ricerca è consultabile al seguente link

https://b10a2541-efba-49cf-a116-8ae061a99526.filesusr.com/ugd/4b6dbc_89e68a23341047e8beaf716a62fc8f6f.pdf

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