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Ministro Speranza: Vaccinare gli ultimi per il bene di tutti

Un’amica ha vinto 50 euro al “Gratta e vinci” e ha deciso di devolverli alla campagna che raccoglie abiti per gli homeless, i senza casa di Milano. Sono circa 400 persone che dormono per strada nel centro della città sotto strati di cartoni e coperte. Le è venuto poi da riflettere sulle loro condizioni, nella pandemia che coinvolge tutti e si è chiesta come funziona per persone nelle loro condizioni la campagna di vaccinazione, per la loro salute e per quella di tutti, visto che la pandemia rende la salute di ciascuno dipendente da quella dell’altro. Questa amica si è chiesta chi se ne occupa, chi li segue e come li si inserisce nelle liste di vaccinazione.

Nello stato un po’ confuso per cui ogni regione segue propri criteri nessuno sa chi si occupa di loro non solo a Milano o in Lombardia ma in tutto il Paese. Pero’ la riflessione non può fermarsi ai senza tetto ma va estesa a tutti gli ultimi che popolano le nostre città grandi e piccole: gli immigrati delle favelas, dei campi dei raccoglitori di pomodoro, gli esclusi, gli ospiti delle carceri e anche rom e sinti messi ai margini non solo nei grandi campi di Roma ma in situazioni diffuse su tutto il territorio nazionale.

In un panorama pandemico generale, si sa bene, a farne le spese sono sempre i più poveri, i più vulnerabili che proprio dal punto di vista sanitario vivendo in condizioni precarie sono esposti a rischi maggiori. Si tratta di centinaia di migliaia di persone che devono sapere che la loro salute vale tanto quella del vicino e che è importante tanto più che dai dati e dalle discussioni che ci inondano tutti i giorni si capisce che è fondamentale mettere al riparo le fasce più deboli, più fragili perché lo stillicidio di morti cessi.

Il virus ha raggiunto indistintamente ogni ceto sociale, ma non tutti ne subiscono le conseguenze nello stesso modo, con gli stessi effetti. I contagi e le morti hanno colpito anche la comunità rom e sinta le cui condizioni di vita, per l’esclusione e la discriminazione sono drammatiche. La disoccupazione per quanto riguarda il lavoro formale supera il 50%; circa il 20% vive senza accesso ai servizi primari (acqua, elettricità, rete fognaria); l’aspettativa di vita media di Rom e Sinti in Italia è, come a livello europeo, di 10 anni minore della media nazionale, l’abbandono scolastico nel corso del ciclo primario e secondario di secondo grado supera il 20%. Questa situazione è stata ulteriormente esasperata dalla pandemia e rischia di tagliar fuori dal processo di ricostruzione la minoranza etnica più antica d’Italia.

Tre mesi fa l’istituto SWG ha svolto per conto del Movimento Kethane una ricerca sul rapporto tra comunità rom e sinte e pandemia. I risultati segnalano una forte preoccupazione legata anche allo scarso accesso all’informazione, una grande preoccupazione di contrarre il Covid (solo il 20% non crede di poter essere contagiato), prevale nettamente il rispetto delle regole raccomandate dal Ministero della Salute e dagli altri enti: l’88% degli intervistati ha confermato l’importanza di mantenere la distanza di sicurezza dalle altre persone e l’86% ha confermato l’importanza dell’uso delle mascherine, ma oggi prevale un senso di paura e sfiducia nelle istituzioni, di abbandono totale e di insicurezza, dovuto al non sentirsi tutelati da nessun punto di vista.

Nel quadro di preoccupazione e incertezza si è inserita ovviamente la vicenda del vaccino di AstraZeneca, prima ritirato e poi rimesso in circolo, così come un coacervo di informazioni non sempre coerenti che ovviamente hanno un peso maggiore su chi ha meno strumenti di conoscenza e comprensione.

Questo ha concorso ad acuire le situazioni delle persone più fragili o tenute ai margini della società. Di conseguenza la politica e le istituzioni devono parlare con parole chiare, con messaggi non rassicuranti ma concreti, presentando un piano di vaccinazione trasparente perché la pandemia venga sconfitta e perché la ripresa riguardi tutti i soggetti che sono parti con pari diritti di cittadinanza e si ricomponga la vita sociale, economica, civile e culturale del Paese.

La Costituzione italiana dice parole chiare che proprio in questa situazione drammatica acquistano un valore determinante. L’articolo 32 recita:

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

Per questo chiediamo come movimento Kethane che il Ministero della salute renda noto quali sono i criteri, le modalità e i tempi per il coinvolgimento degli ultimi perché si concretizzi l’affermazione ripetuta sempre da tutti i vertici dello Stato che nessuno sarà lasciato indietro e che il dettato costituzionale venga compiutamente applicato per il bene di tutti.



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