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Puo' Accadere

Può accadere che Mediha, Florin, Gianini, Elisa, Danemarca, Maria, Cosmin, Sorin, Arieta, Marian, Johannes, Jmmy, ragazzi/e rom tra gli 11 e i 14 anni, circondino un’anziana signora; l’anziana signora un po’ severa, un po’ sorridente, piena di libri con tutte le storie del mondo, una bella grammatica in mano comincia la lezione, cercano di stare attenti, di capire come va il mondo e a che cosa serve la scuola.

Può accadere che l’anziana signora, con altre giovani colleghe, si trovi su un treno con questi ragazzi e i loro compagni italiani, in viaggio verso Palermo per incontrare giovani di lì e discutere con loro di legalità e Costituzione e partecipare insieme alla commemorazione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Può accadere che in treno si parli fino a notte fonda di bisogni, di povertà, della difficoltà di trovare lavoro, della “necessità di rubare”, dell’alternativa all’elemosina, dell’importanza della legge e del rispetto della legge.

Può accadere che Sorin concluda: “rubare mai, è troppo brutto, voglio studiare, imparare un mestiere e il lavoro lo troverò, lo voglio trovare, alle brutte meglio stendere a mano per l’elemosina che rubare”.

Può accadere che gli alunni rom applaudano con calore le parole di Maria Falcone, gli occhi tristi di Jmmy, nello stringerle la mano, vorrebbero promettere: contro la legge mai.

Può accadere che Florin, in marcia sotto il sole rovente di Palermo, si avvicini all’anziana signora e le dica: “Professoressa sei stanca, ti porto la borsa, riposati un po’”.

Può accadere che Mediha, durante il campo-scuola a Ventotene, abbai aiutato le cuoche dell’albergo a fare le crepes perché lei è bravissima a cucinare, vorrebbe rimanere lì, davanti al mare di Ventotene, a lavorare.

Può accadere che Jmmy con gli occhi tristi che finalmente sorridono, persi nei colori di Ventotene, implori: “Professoressa, mi trovi un lavoro qui, ci resterò per sempre”.

Può accadere che Johannes dica all’anziana signora: “Perché corri sempre? Lo so che vuoi che impariamo, ma prenditi un po’ di tempo, guarda fuori dalla finestra, fermati un momento anon fare niente” e lei riacquista il senso del tempo e della vita e gli sorride ringraziandolo.

Può accadere che l’anziana signora pensi con tenerezza alle mamme di questi ragazzi rom, donne che lei conosce bene, ne conosce la dolcezza, la grande pazienza e rassegnazione al dolore, la voglia di cambiare, la speranza di rendere migliore la vita ai loro figli mandandoli a scuola.

Può accadere che gli angeli della scuola (alcune giovani insegnanti) organizzino “piani strategici” per far partecipare i giovani rom a tutte le uscite didattiche e organizzino pure un corso di danze zingare nel teatro della scuola, guidato da Seeva Sjdic, che incanta con la sua arte.

Può accadere che Mirsad ci racconti del nonno partigiano in Jugoslavia durante al seconda guerra mondiale, la sua lotta contro la ferocia nazifascista.

Può accadere che gli alunni rom delle terze medie a Maggio facciano insieme ai loro compagni e insegnanti un viaggio “Alle radici della Costituzione della repubblica italiana”, che toccherà il museo del deportato di Carpi, Fossoli, il museo Cervi di Gattatico, la scuola di pace di Montesole a Marzabotto, la scuola di don Lorenzo Milani a Barbiana, nella memoria della deportazione di rom e sinti.

Tutto questo può accadere in una scuola che cerca di attuare l’articolo 3 della Costituzione italiana, in questo nostro strano ma ancora democratico Paese.

p.s.

Può accadere che l’anziana signora, guardando i suoi sette nipotini, pensi e auguri loro di condividere il necessario con gli altri e di non avere il superfluo da sprecare: è l’unico modo per augurare loro la pace.

(di Neda Capacetti, ex insegnante della suola media statale “Fratelli Cervi”, Roma.)

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