Cerca
  • Movimento Kethane

Resistere al dopo Coronavirus

I due bambini seduti su un cuscino davanti alla loro “campina” con davanti i compiti ricevuti dalle loro maestre sono il simbolo della nostra resistenza di oggi. Non hanno un tablet, né un pc, non possono collegarsi con le loro maestre e neppure con i loro compagni. Sono tornati all’isolamento del campo, un isolamento che è anche protezione per chi, come loro, vive una vita divisa in due: fuori dal campo “zingari”, quindi fuori luogo, dentro al campo a casa loro, accolti e protetti.

Questa condizione si perpetua da sempre per rom e sinti, quindi, si potrebbe dire niente di nuovo, l’abbiamo affrontata, subita per secoli e per secoli abbiamo resistito come il filo d’erba che calpestato si piega ma aspetta che il tallone si sposti per poi rialzarsi. Oggi però il tallone che ci calpesta non è solo fatto di pregiudizio, discriminazione ed esclusione, oggi a questo si somma l’emergenza prodotta dal Covid-19 che colpisce comunità fragili, più esposte e più escluse dagli interventi di tutela sia sanitari, sia economici. I giostrai bloccati lontano da casa per una stagione che non verrà, i lavoratori precari e quelli in nero, i raccoglitori di ferro, le donne e gli uomini del lavoro occasionale nelle cooperative, i muratori impiegati nei sub-sub-sub-appalti, le donne delle pulizie, e così via, vedono messa a dura prova una capacità di resistenza pur tenace e collaudata. Ma non è questo il pericolo maggiore per una minoranza che non ha neppure la tutela che potrebbe offrirle il suo riconoscimento giuridico. Il pericolo maggiore è per il dopo covid-19, quando gli effetti dell’emergenza economica e sociale si dispiegheranno completamente.

Viviamo in un Paese nel quale già ora precarietà e povertà pongono domande immense: 4 milioni di lavoratori in nero, 3 milioni di lavoratori precari, 5 milioni di poveri sono una bomba sociale che non sarà facile disinnescare e i cui effetti sui conflitti tra ultimi e penultimi non sono prevedibili. Quello che è facilmente prevedibile è che, come sempre, sofferenza sociale, insofferenza dell’ingiustizia, rabbia si scaricano di norma verso il basso, raramente verso l’alto. Il pericolo grande è quindi che rom e sinti, già stigmatizzati da un decennio di caccia alle streghe cinicamente alimentata da media e politica, diventino il facile capro espiatorio di colpe, come sempre, non loro.

Ed è a questa resistenza, alla resistenza al dopo Corona virus, che oggi, ricordando anche la resistenza dei nostri padri, ci dobbiamo preparare. Da un lato richiamando le autorità nazionali e locali al loro dovere di non dividere tra ultimi e penultimi, migranti e “zingari”, poveri e meno poveri e di ricostruire una società in cui, come si proclama con qualche audacia oggi, “nessuno resterà indietro”. Da un altro lato, prendendo esempio dai nostri due figli che tenacemente, all’ombra della loro “campina” cercano di resistere all’abbandono scolastico che vuol dire abbandono del loro futuro.

Le migliaia di rom e sinti che vivono con pena la crisi attuale e guardano con ansia a cosa li aspetta alla fine dell’emergenza sanno che in loro c’è una grande forza, la forza della consapevolezza di sé, della loro identità costruita in secoli di sofferenza e proprio nella sofferenza di oggi trovano le ragioni della loro unità e quindi la forza di trasformare la paura, la sfiducia, la rassegnazione in energia per attivarsi e lavorare per il proprio futuro.

195 visualizzazioni
KETHANE

+39  389 162 7828

 

Viale Ungheria 26

20138 Milano

 

info@kethane.org

seguici sui social: