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Un Piccolo Cane Nero

Un piccolo cane nero con una stella bianca sulla fronte e con sole tre zampe appare a fianco del vecchio Gabriel che ha estratto vivo un bambino rom dalla baracca incendiata da un gruppo di razzisti in un campo abusivo sulle rive dell’Aniene a Roma. Il cane si avvicina all’uomo ferito e stremato e dopo avergli leccato il volto scompare in una nuvola. E Nuvola “Nuvero” è il nome del cane, anche lui con solo tre zampe e una stella bianca sulla fronte, che un bambino porta con sé nel 1941 nel ghetto di Lodz nel quale cinquemila rom lovara sono stati rinchiusi e destinati allo sterminio.

Che fine hanno fatto Nanosh, così si chiama il bambino rom, e Nuvero?

E chi è il vecchio Gabriel che è sceso nel campo per salvare un bambino rom?

Alberto Melis, con una sensibilità straordinaria e una profonda conoscenza per lo spirito di un popolo, racconta con i toni di una favola commovente e attraverso la scoperta progressiva di un mistero familiare una storia lontana, anzi sconosciuta: lo sterminio di rom e sinti nei campi nazifascisti, il Porrajmos. Mattia, il nipote del vecchio Gabriel aiutato dalla piccola Nazifa Bebè, la sorella del ragazzino rom salvato, scoprirà un po’ alla volta una verità che cambierà la sua vita, perché gli fa conoscere la tragedia che i suoi libri di storia non raccontano - e per la quale gli stessi rom e sinti provano un profondo pudore -, ma soprattutto perché lui non sarà più lo stesso dopo aver scoperto il segreto che suo nonno ha tenuto nascosto per tutta la vita.

Nazifa Bebè che guida il percorso di conoscenza di Mattia, tornerà in un altro racconto struggente di Alberto Melis che qui le fa anticipare nei versi di una poesia i suoi sogni di bambina rom:

Il mio giardino è solo un pugno di terra riarsa,

raccolto lungo i ‘passi del mio viaggio.

E ha un solo fiore di raggi di luna

che nasce e che muore ogni notte,

insieme a tutti i sogni che ho fatto.

Nel mio giardino, ogni notte,

riposano quelli che la vostra città non vuole:

gli storpi, i matti,

chi non ha lingua e voce, i cani randagi, i ciechi,

i senza patria,

i miei morti,

i ladri per fame e gli affamati.

Nel mio giardino riposa il rom

che non cammina mai dritto per la strada,

il rom che si trascina nell’ombra e maledice,

il rom che prega e tace.

E anch’io, anch’io ogni notte,

fuggo dalla vostra città e riposo nel mio giardino.

Alberto Melis - Il ricordo che non avevo - Notes edizioni, pagg. 156.

Alberto Melis è nato e vive a Cagliari. Insegnante elementare e giornalista pubblicista, dal 1990 scrive sulla pagina culturale del quotidiano L'unione Sarda, occupandosi soprattutto di letteratura per ragazzi e di storia, cultura e attualità ebraiche. Ha scritto in passato su alcune riviste (tra le quali Linea d'Ombra) e collabora oggi, anche se solo saltuariamente, con la rivista di cultura scolastica ècole.

E' autore di alcune sceneggiature teatrali, tra le quali Storia minore di un disertore, messa in scena da Michele Salimbeni. Nel tempo libero lavora come volontario nella Fondazione Anna Ruggiu - che si occupa della difesa e della valorizzazione dell'etnia rom e della cultura romanés - e gestisce come web-master il sito dell'associazione insegnanti e genitori della sua scuola il VI Circolo Didattico Iqbal Masih di Quartu Sant'Elena (CA).

Nella foto: 14 Agosto 2009, sgombero della cascina Bareggiate, Milano (foto di Paolo Cagna Ninchi)

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