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Una giusta legge per riconoscere rom e sinti

Perché aderire all’appello che trovate in calce per riconoscere la minoranza rom e sinta, riconoscere il suo sacrificio, riconoscere la dignità della sua storia, della sua cultura, riconoscere il suo diritto a far parte da pari a pari della società, in una convivenza pacifica che chiuda le ferite di una storia dolorosa.

In Italia rom e sinti sono circa 150.000, oltre la metà dei quali cittadini italiani, presenti sin dal 1400; un popolo che non ha una terra di riferimento, neppure l’India delle lontane origini, non ha rivendicazioni né fatto guerre per una patria, i suoi membri sono cittadini del luogo nel quale vivono e nel quale si riconoscono.

In Italia costituiscono la più grande minoranza storico-linguistica ma è l’unica a non essere riconosciuta e rimane la più svantaggiata e stigmatizzata nonostante gli obblighi internazionali e comunitari e gli interventi delle organizzazioni internazionali.

Eppure la partecipazione di rom e sinti alla vita collettiva con il proprio contributo umano e culturale è fondamentale per superare l’esclusione, la marginalizzazione di un popolo che ha attraversato secoli di discriminazione fino lo sterminio razziale nazifascista e che non deve rimanere confinato nei ghetti fisici e spirituali, nei quali viene relegato.

Il riconoscimento della minoranza rom e sinta, della sua storia, del Porrajmos - il crimine più inumano che l’essere umano ha perpetrato, l’annientamento dell’altro perché di razza diversa -, della sua cultura, costituisce la condizione fondamentale per porre termine alla discriminazione e accogliere rom e sinti nella comunità più generale insieme con tutte le identità che costituiscono il nostro patrimonio nazionale.

La Costituzione italiana all’articolo 6 stabilisce la tutela delle minoranze linguistiche e l’emanazione di apposite norme per tutelarle; riconosce che la lingua esprime l’appartenenza di una persona a una determinata cultura e si collega all’articolo 3 comma 1, che vieta discriminazioni in base alla lingua (così come in base a religione, razza, sesso, opinioni politiche, condizioni personali e sociali); riafferma il principio pluralista della società democratica che non vuole assimilare le differenze ma riconosce il “diritto alla differenza” e quindi i diritti degli altri che, come singoli e come formazioni socio-culturali o etnico-culturali, esigono riconoscimento e tutela.

Inoltre l’articolo 3 comma 2 prevede “discriminazioni positive”, cioè l’emanazione di norme e leggi volte a rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto libertà e uguaglianza dei cittadini e ne impediscono la piena partecipazione alla vita della Repubblica.

Crediamo che sia giunto il tempo perché si superi l’anomalia dell’esclusione di rom e sinti dal suo pieno inserimento sociale e civile e che si approvi una legge che garantisca

1. la specifica tutela del patrimonio linguistico-culturale della minoranza rom e sinta, con istituti analoghi a quelli previsti dalla legge n. 482/1999 per tutte le altre minoranze (diritto allo studio, all’insegnamento della lingua, e diffusione della cultura);

2. l’incentivo e la tutela delle associazioni di rom e sinti, secondo la libertà di associazione prevista dall’articolo 18 della Costituzione per favorire la partecipazione attiva e propositiva alla vita sociale, culturale e politica del Paese;

3. il diritto di vivere nella condizione liberamente scelta di sedentarietà o di itineranza, di abitare in alloggi secondo una pluralità di scelte secondo le norme della Convenzione-quadro per la tutela delle minoranze nazionali di Strasburgo dell’1 febbraio 1995, le raccomandazioni del Consiglio d’Europa, dell’OCSE e della Commissione europea e la Strategia nazionale d'inclusione di rom, sinti e caminanti;

4. norme che sanzionino le discriminazioni fondate sull'appartenenza ad una minoranza linguistica in attuazione del principio costituzionale di eguaglianza senza distinzione di lingua e di etnia.

Movimento Kethane rom e sinti per l’Italia

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