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Una raccomandazione da rispettare

Il primo luglio 2020 il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha adottato una Raccomandazione (CM/Rec(2020)2) che per la prima volta in assoluto chiede ai 47 Stati membri di includere la storia dei Rom e/o dei « Viaggianti » nei programmi scolastici e nel materiale didattico.

Si tratta di una Raccomandazione importantissima, per due ragioni. In primo luogo segnala l’importanza dell’insegnamento della scuola per la lotta all’anti-ziganismo e al razzismo anti-rom e anti-sinti. In secondo luogo sottolinea l’importanza di parlare sia della storia di persecuzione, che della storia di convivenza non segnata dall’odio ma dal rispetto e dallo scambio.

Vorrei iniziare dal primo punto. Inserire la storia dei diversi gruppi romanì negli insegnamenti ordinari di storia è un punto fondamentale. Cruciale. Importantissimo. Si tratta di fare qualcosa che avrebbe dovuto essere fatto già tantissimo tempo fa, e che non è stato fatto per ragioni razziste. Perché i Rom e gli altri gruppi romanì’ come delinquenti, devianti, pre-moderni, anormali. Con effetti devastanti, di moltiplicazione del razzismo, delle incomprensioni, degli stereotipi, dei discorsi di odio o paternalisti. In effetti, nelle nostre società, ciò che non si studia a scuola, che non trova spazio nei libri di scuola, più precisamente nei manuali, non è legittimo e non è importante. Più specificamente, ciò che non trova spazio nei manuali di storia non ha una esistenza storica. Il fatto che i manuali di storia non prendessero sul serio il radicamento di lungo periodo in tutte le società urbane e rurali europee di gruppi Rom, Sinti/Manush, Calé, Kalé, Romanichel, Boyash/Rudari e altri ancora, ha avuto delle conseguenze profonde. I cittadini europei non hanno riconosciuto che i gruppi in questione facevano e fanno parte della storia del loro Paese e della loro società locale e regionale.

Si è così potuto trattarli come stranieri, come neo-arrivati. Perché non vi era una fonte autorevole: perché non era scritto nei libri di scuola. A poco serve il lavoro di una comunità ampia di storici di professione, che hanno documentato con tanta dovizia la presenza e iscrizione storica dei diversi gruppi in tutte le società europee. L’assenza di adeguato spazio in proposito nei manuali di storia per la scuola ordinaria non ha solo reso invisibili e poco conosciuti i rom, ha avuto effetti profondi nelle attitudini delle persone nei loro confronti. Ne ha reso implicitamente illegittima l’esistenza. Punto sommo del razzismo. Invece dei rom e della loro presenza nella storia europea si deve parlare. E non in un capitolo di storia dei Rom, ma in tutta la progressione dei manuali di storia moderna e contemporanea. E anche in altre discipline, al di là del solo insegnamento della storia.

Il secondo punto fondamentale è che la Raccomandazione insiste sul fatto che i periodi bui di persecuzione, odio, sterminio di Rom e Sinti siano insegnati senza dimenticanze. Ma insiste anche sul fatto che non basti e sia pericoloso presentare questi gruppi solo come vittime di persecuzione. Si richiede di insegnare come la presenza in tutte le società locali sia anche una storia di buona convivenza, di scambi, di produzioni artigianali, culturali. Si dice chiaramente che “l’insegnamento dovrebbe includere ad esempio narrazioni positive sulla storia dei Rom e/o dei Viaggianti, come il loro contributo al patrimonio culturale locale, nazionale ed europeo e il ruolo attivo che Rom, Sinti e Jenish hanno avuto nei movimenti di resistenza antinazisti e antifascisti”. Si tratta di un punto fondamentale. Per superare quella parte subdola del razzismo anti-zigano che combina Rom e povertà, Rom e incapacità, Rom e violenza (agita o subìta).

Povertà, marginalità, violenza sono cose vere, ma che diventano generalizzazioni indebite quando non sono contestualizzate. Emblematiche sono le modalità di disconoscimento politico esercitate contro questi gruppi. Nonostante molti di essi tentino di darsi forme di rappresentanza e visibilità politica, non vengono riconosciuti come interlocutori affidabili e la loro parola non trova alleati né media disponibili, quasi dovessero al più oggetto di interventi di aiuto, ma non soggetti di diritti e cittadini a tutto tondo. Se si insegnasse solo la storia della persecuzione contro i Rom, si rischierebbe di far pensare che ci sia qualche ragione intrinseca ai Rom per cui essi siano sempre e ovunque stati oggetto di razzismo.

Non è così invece. E riconoscere e fare conoscere la cultura prodotta nel corso del tempo da individui appartenenti a queste minoranze storiche gioca un ruolo fondamentale. La persecuzione va sempre storicizzata, e ne vanno indagate le cause e responsabilità politiche. Essa non è un destino, può essere contrastata e invertita. Questa Raccomandazione è un passo avanti fondamentale. Adesso la sfida è che sia presa sul serio, e dia vita a dibattiti fecondi per l’istruzione nei giovani in tutti i 47 Stati membri.

( di Tommaso Vitale)

Nella foto la prima riunione della Romano Union con presidente yul Brinner (1971)

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